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L'arcivescovo Carlo Maria Viganòdon Elvir Tabaković, Can.Reg

Nota bene: questo articolo è stato tradotto automaticamente in italiano.

Resurrexi, et adhuc tecum sum.
Sono risorto e sono ancora con voi. (Salmo 138)

(LifeSiteNews) - Hæc dies, quam fecit dominus -. Questo è il giorno che il Signore ha fatto. Queste sono le parole che la Divina Liturgia ripeterà per tutto l'ottavario di Pasqua, per celebrare la risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, trionfante sulla morte. Permettetemi però di fare un passo indietro, al Sabato Santo, cioè al momento in cui il corpo del Salvatore giace senza vita nel sepolcro e la sua anima scende negli inferi per liberare dal limbo coloro che sono morti sotto l'antica legge in attesa del Messia promesso.

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Una settimana fa, il Signore è stato acclamato Re d'Israele ed è entrato trionfalmente a Gerusalemme. Pochi giorni dopo, appena celebrata la Pasqua ebraica, le guardie del tempio lo arrestarono e con un processo farsa convinsero l'autorità imperiale romana a metterlo a morte per essersi proclamato Dio.

Abbiamo accompagnato il Signore al pretorio; abbiamo assistito alla fuga dei discepoli, all'inazione degli apostoli, al rinnegamento di Pietro. Lo abbiamo visto flagellato e coronato di spine. Lo abbiamo visto esposto agli insulti e agli sputi della folla, incitata dal Sinedrio. Lo abbiamo seguito lungo la strada che porta al Calvario. Abbiamo contemplato la sua crocifissione, ascoltato le sue parole sulla croce, sentito il grido con cui è morto. Abbiamo visto il cielo oscurarsi, la terra tremare, il velo del Tempio squarciarsi. Abbiamo pianto la Sua morte e la Sua deposizione dalla Croce insieme alle pie donne e a San Giovanni.

Infine, abbiamo osservato la pietra che chiudeva il suo sepolcro e la guarnigione di guardie del tempio che assicuravano che nessuno si sarebbe avvicinato per rubare il suo corpo e affermare che era risorto dai morti. Tutto era già scritto, profetizzato e annunciato in anticipo.

Le parole dei profeti non erano sufficienti, nonostante annunciassero sia la dolorosissima Passione del Salvatore sia la sua gloriosa risurrezione. Sembrava che tutto fosse finito, che tutto fosse vano: tutte le speranze di tre anni di ministero pubblico, di miracoli e di guarigioni sembravano dissolversi di fronte alla dura realtà di una morte terribile e infame, che chiudeva definitivamente la vita del figlio di un falegname di Galilea.

Questo è ciò che abbiamo davanti a noi in questa fase cruciale della storia dell'umanità: un mondo che per secoli ha costruito una civiltà - o piuttosto Civiltà sulle parole di Cristo, riconoscendolo come re proprio come il popolo di Gerusalemme, eppure nel giro di poche generazioni ora lo rinnega, lo tortura, lo uccide con il più infame dei supplizi e vuole seppellirlo per sempre. E se non siamo ancora arrivati alla fine di questo passio Ecclesiæ - cioè il compimento della Passione di Cristo nelle sue membra, il Corpo Mistico - sappiamo che questo è in ogni caso ciò che avverrà presto, perché il servo non è superiore al padrone.

Il mondo contemporaneo è stato testimone delle manovre del Sinedrio, che in tre secoli ha compiuto contro la Santa Chiesa ciò che un tempo fece in tre giorni contro il suo Fondatore; in quel Sinedrio abbiamo potuto includere non solo re e principi, ma anche sacerdoti e scribi, per i quali la redenzione minacciava un'usurpazione che avrebbe ferito un popolo ingannato dai suoi stessi capi. "Infatti, egli [Pilato] sapeva bene che glielo avevano consegnato [Gesù] per invidia." (Mt 27,18)

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Assistiamo a tutto questo increduli che possa accadere di nuovo, questa volta coinvolgendo l'intero corpo ecclesiale e non solo il suo Capo divino. Alcuni con la paura di vedere il fallimento del loro programma politico sovversivo, altri sgomenti e incapaci di capire come le parole del Signore possano avverarsi, quando tutto lascia temere il peggio. Alcuni si rivelano per il modo in cui considerano il Signore come un'opportunità per ottenere vantaggi personali e sono quindi pronti a tradirlo. Altri continuano a credere, apparentemente contro ogni ragione.

Vediamo i sommi sacerdoti di oggi inchinarsi al potere temporale, prostrarsi davanti agli idoli del globalismo e della Madre Terra - un simulacro infernale del Nuovo Ordine Mondiale - per la stessa paura di vedersi sottrarre un potere usurpato, di essere scoperti nelle loro menzogne, nei loro inganni. Tradimenti, fornicazioni, perversioni, omicidi e corruzione mettono a nudo un'intera classe politica e religiosa indegna e infida. E ciò che gli scandali portano alla luce non è ancora nulla rispetto a ciò che presto conosceremo: l'orrore di un mondo sommerso, in cui coloro che dovrebbero esercitare l'autorità di Cristo Re nella sfera civile e di Cristo Sommo Sacerdote in quella religiosa sono in realtà adoratori e servi del nemico, né più né meno dei sacerdoti mostrati dal Signore al profeta Ezechiele (Ez 8), nascosti nei più profondi recessi del tempio e intenti ad adorare Baal. L'ira di Dio si scatena su di loro attraverso l'azione punitiva dei loro nemici: ieri era Nabucodonosor o Antioco Epifane, Diocleziano o Giuliano l'Apostata; oggi sono le orde dell'Islam invasore, Black Lives Matter, i seguaci dell'ideologia LGBT, i tiranni del Nuovo Ordine Mondiale e l'OMS. E come i precursori dell'Anticristo credettero di poter sconfiggere Cristo e morirono, così anche i servitori dell'Anticristo e l'Anticristo stesso moriranno, sterminati dalla destra di Dio.

Quanto sangue è stato versato! Quante vite innocenti sono state stroncate, quante anime perse per sempre, quanti santi strappati dal Paradiso! Ma quanti martiri silenziosi ci sono, quante conversioni sconosciute, quanto eroismo esiste in tante persone senza nome. E tra questi non possiamo non annoverare i Dottori della Chiesa - ossia quei vescovi che sono rimasti fedeli all'insegnamento del Signore - e i insegnanti del popolo, cioè quei campioni della verità cattolica contro l'Anticristo. Sì, cari amici e fratelli, perché ci saranno anche questi: "I dottori del popolo illumineranno molti popoli, che cadranno di spada, di fuoco, di prigionia e di bottino per molti giorni" (Dan 11:33).

Lo Spirito Santo dà questo titolo di dottore - che è un giusto premio per l'ingegno unito al lavoro - ugualmente, e con infinita giustizia, a poveri popolani che sono stati trasformati in apostoli dalla grandezza della loro fede. Intrepidi apostoli delle verità cristiane: le faranno risuonare negli uffici, nei negozi, nelle strade, nelle campagne, su internet. Anche l'Anticristo li odierà, considerandoli uno dei maggiori ostacoli all'instaurazione del suo regno tirannico, e li perseguiterà ferocemente; perché proprio quando crederà di avere sotto controllo i pulpiti e i parlamenti, sarà anche merito loro se la fiamma della fede non si spegnerà e se il fuoco della carità accenderà molti cuori fino ad allora tiepidi.

Guardiamoci intorno: la furia crescente di tanti crimini efferati e di tante menzogne sta svegliando molte anime, le scuote dal loro torpore per renderle anime eroiche pronte a combattere per il Signore. E quanto più feroce e spietata sarà la battaglia nelle fasi finali, tanto più determinata e coraggiosa sarà la testimonianza di persone sconosciute e umili.

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In questo grande Venerdì Santo di tutta l'umanità, che ormai volge al termine e prelude alla vittoria della risurrezione, le grida oscene e le vili crudeltà della folla ci terrorizzano e ci fanno pensare che tutto sia perduto, soprattutto contemplando quante grida di "Osanna" si sono trasformate in grida di "Crocifiggilo". Ma non tutto è perduto, cari fratelli e sorelle! Al contrario: se siamo arrivati al Venerdì Santo, sappiamo che è imminente il silenzio del Sabato Santo, che presto sarà trafitto dal suono, non più delle campane a festa, ma delle trombe del giudizio, del ritorno trionfale del Signore glorioso.

A chi si rivela per la prima volta il Salvatore risorto? Non a Erode, né a Caifa, né a Pilato, al quale pure avrebbe potuto dare una buona lezione apparendo abbagliante nella sua veste candida. Non si mostra agli apostoli, che sono fuggiti e sono ancora nascosti nel Cenacolo. Non si mostra a Pietro, che ancora piange amaramente il suo rinnegamento.

Si mostra invece alla Maddalena, che inizialmente lo crede un giardiniere: a una donna che la mentalità del mondo di allora avrebbe considerato insignificante, ma che, insieme a Maria Santissima e alle pie donne, aveva accompagnato il Signore al Calvario, e che ora si occupava di lavare e imbalsamare il Sacro Corpo.

Che questa premura del Redentore verso la Maddalena sia dunque una promessa per il giorno glorioso del Suo ritorno, quando altri cattolici senza nome, rimasti fedeli nell'ora della Passione, meriteranno di vedere sorgere in Oriente il Sole di Giustizia che non tramonterà mai. E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

31 marzo 2024
Dominica Paschatis, in Resurrectione Domini